Europa: come stare sopra la crisi?

Alla luce delle decisioni del Comitato Costituzionale tedesco vorrei fare con voi delle considerazioni molto interessanti sulla situazione delle banche e della crisi che dimostra come le novitá non hanno fatto altro che posticipare delle decisioni che dovranno essere prese. La nostra non é una crisi di liquiditá, ma di insolvenza; questo vuol dire che senza una forte spinta economica che porti a una diminuzione del debito e all’entrata di capitali, si arriverá non solo a chiedere un aiuto ma anche a chiudere la grande bottega chiamata Stato (solo in Spagna si assiste ogni mese ad una fuga di capitali di 100 miliardi di dollari).

Le stime di recessione per l’Europa, come detto da Draghi, passano da un -0,2% a uno -0,6% e per l’Italia si cade a un -2,4% (la peggiore del G7) con una recessione peggiore del previsto. Se si aggiunge il fatto che nel nostro paese assistiamo alla diminuzione del reddito disponibile per famiglie piú bassa dal dopoguerra, capiamo che tutta questa euforia deriva solo da un’ulteriore presa di tempo e di posizione da parte delle Istituzioni che difficlmente troverá, almeno nel breve, una soluzione definitiva a questa crisi.

Il voto negativo della Bundesbank settimana scorsa sta consolidando una “Eurozona meridionale” come viene definita da molti commentatori economici, che potrebbe aprire ad una spaccatura ancora piú forte tra nord e sud del continente, con una Germania che non starà inerme davanti al fatto di essere stata isolata. Fate conto che acquisti illimitati di bond vogliono dire almeno 1 trilione di euro che la Bce si metterá in pancia da qui al 2013 detenendo qualcosa come il 50% del PIL di Eurolandia, cioè dire una vera e propria bomba esplosiva di asset che riflettono debiti molto forti e Stati in recessione.

A tutto questo le regole di austerità che verranno imposte per far si che la Bce acquisti potrebbero portare non solo ad un aumento della recessione, ma anche ad una richiesta di abbandono della sovranitá da parte degli Stati. Questo significa che se l’Europa vuole veramente rilanciare il continente dovrá passare inevitabilmente attraverso una svalutazione dell’euro rispetto ad altre monete per rilanciare l’economia. La Germania potrà decidere poi qualcosa di diverso come staccarsi e creare una moneta per i soli paesi del nord, visto ormai il dilagare di correnti anti tedesche che circolano in molti pesi del sud.

Unica soluzione in questa situazione di forti cambi di scenari in Europa rimane il tema della diversificazione valutaria (in termini di pianificazione cedolare) con la quale entriamo in un mondo che cresce al 4% all’anno (di più se togliamo l’Europa), con rendimenti importanti e con una volatilitá mediamente contenuta; infatti in una economia in crescita abbiamo tassi elevati dati dalla crescita della domanda e quindi dell’inflazione (e non da una speculazione sugli spread). Si garantisce così non solo il mantenimento del potere d’acquisto del patrimonio, ma anche un flusso cedolare che consente di aumentare il livello di vita.

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