Il Social Banker

Stamattina mi stavo recando nel mio ufficio. Mail a cui rispondere, programma per la riunione con il supermegamenager da preparare e post da selezionare per i vari gruppi di cui faccio parte in Facebook / LinkedIn. Ovviamente partendo da Twitter perché, che lo si capisca oppure no (e ce n’è voluta per me!), è il più aggiornato.

Mentre guidavo e pensavo alla mia nota di cose da fare, uno “status” incombeva vigoroso nella mia testa: “L’occupazione di Ornella Pesenti è passata da (nell’ordine): Social Media Specialist, Psicologa, Opinionista a Consulente Finanziario”. Ma niente… Per strada arrivano le seguenti mail (sempre nell’ordine): Ornella mi scrivi un articolo sui social? Ornella mi risolvi un dilemma esistenziale? Ornella cosa ne pensi della situazione socio-politica dell’Europa?

Well, sono i miei interessi e sono per me un modo di fare rete. Ma più di ogni altra cosa la rete è un modo di fare rete dove sviluppare dignitosamente lavoro e passioni. E i Social svolgono a mio parere oggi quella funzione di relazione che difficilmente nella vita di tutti i giorni si può avviare. Al nord soprattutto lo si nota fra le compagnie di ragazzi, nei locali che io chiamo “ghetto”: frequenti sapendo già chi troverai, con chi parlerai, perché non potrai pestare l’erba fuori dal tuo pratino (passatemi il termine). E per me, che vivo costantemente di rapporti umani che devono passare anche dal virtuale al reale, è uno strazio.

(In linea di massima, a fine serata conosco tutti).

Sui social è tutto stravolto. L’interazione è totale anche con persone che nemmeno hai visto in viso, con le quali non hai mai preso un caffè ma che condividono con te una amicizia, un interesse, un libro. E nasce tutto passando attraverso fittissimi algoritmi che la maggior parte delle volte nemmeno conosciamo. Ma capire come funzionano i Social per farne i propri alleati in campo lavorativo è fondamentale.

ImageInnanzi tutto la prima evidenza da portare alla luce è che secondo Carat, una delle maggiori agenzie di Media Buying nel mondo, entro la fine dell’anno avremo la grande svolta pubblicitaria. Gli investimenti nel settore digitale supereranno per la prima volta quello della carta, rosicchiando sempre più spazio agli altri “concorrenti”. La corsa continuerà anche (a quanto dicono le previsioni) nell’anno 2013. Questo è determinato ovviamente dal fattore tempo che il cliente passa online, perché non solo allo schermo di un computer, ma anche al tablet o collegato con il suo smartphone.

­­­È non solo un cambio epocale, ma anche una fortuna immensa. Oggigiorno chiunque possiede un account (Facebook/Twitter) o una pagina del proprio negozio/professione. Con un buon numero di contatti e con un numero crescente di interazioni, non solo capiremo effettivamente di cosa ha bisogno il nostro cliente ma ci faremo conoscere in prima linea. Un buon smartphone o tablet, che potrebbe essere un investimento di modiche cifre pari a quanto viene chiesto per un retro del Corriere la domenica, verrebbe incontro alle esigenze di rapporto costante con la clientela. È chiaro il rapporto?

C’è un però. Non vi aspettate una crescita di fatturato dalla sera alla mattina né tantomeno che i clienti varchino la soglia del vostro negozio se non sono invogliati. Create la curiosità, una cerchia di utenti che potrebbe apprezzare il vostro prodotto e soprattutto stuzzicateli a partecipare.

Un tempo si voleva solo attirare l’attenzione del cliente: quante volte avete trovato la cassetta delle lettere piena di pubblicità e avete fatto “Tasto destro + Svuota cestino”? Pur tuttavia il divario non è ancora stato colmato (e pensate quindi l’opportunità da sfruttare!): secondo Pivot ben il 53% degli intervistati tra coloro che si occupano di Social Media Marketing non ha ancora dato il suo parere in merito a come utilizzare il rapporto virtuale con l’azienda che apprezzano.

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Ciò che cambia è quindi non solo la modalità di creazione dei contenuti, ma anche la fidelizzazione del cliente stesso che nel tempo vorrà tornare (ed acquistare nuovamente) da noi. Il principio di offrire gratuitamente dei contenuti potrebbe dare a pensare all’imprenditore/professionista. Ma il nostro obiettivo è acquisire un target di clientela che avremo precedentemente definito ed è dunque importante andare a parlare, per esempio, di ciò che circonda l’ambiente in cui lavorate.

Mynight.it rappresenta la storia tutta italiana di due ragazzi che addirittura il Social se lo sono creato su misura, soppiantando il concorrente proprio grazie ai contenuti gratuiti. Lì gli utenti possono segnalare locali, recensirli, segnalare eventi, richiedere amicizie e avere una messaggistica interna. Hanno lanciato una piattaforma web 2.0 quando ancora questo non esisteva e oggi vengono aperte province/regioni a richiesta degli utenti che sono i veri protagonisti del sito.

Come dicevo nelle prime righe, mi occupo di consulenza finanziaria e lavoro chiaramente per un istituto bancario. E’ dichiarato, non è nascosto. La trasparenza deve essere massima: internet è un’arma a doppio taglio. Tengo un blog, ho un account Twitter, uno Facebook e uno LinkedIn molto attivi. Eppure raramente faccio spot diretti a servizi che promuovo. Pur tuttavia ritengo che ogni cliente di ogni istituto bancario possa essere interessato ad avere un luogo online dove una persona (che dimostra un certo livello professionale) risponda a dei quesiti che non si sente di porre altrove, aiutato dall’anonimato. Oppure che vuole promuovere e condividere. Oppure dei quali vuole sapere anche la versione di altri clienti. Insomma: la parola chiave è engagement, soprattutto sui Social.

Una cosa fondamentale è quella di capire che ogni Social ha il suo target di persone che lo visitano. Così come, anche se collegati, verrà molto dura gestire più di due Social alla volta (con una postilla per il terzo a seconda del lavoro/negozio/etc. che avete). Checché se ne dica si parte quindi con il classico Facebook che è entrato nelle case di tutti, ad esclusione dei più ribelli, da cui potrete stabilire i contatti con i vostri amici reali, la valida parallela resta Twitter. Addirittura per molti – come dicevo sopra: una volta capito! – diventa poi la scelta primaria.

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La prima forte differenza, che però facilita chi vuole essere visibile su entrambi i più grossi social, è il periodo di utilizzo. La rapidità e semplicità di risposta consentita da Twitter ne permette l’utilizzo anche durante gli orari lavorativi. Visti invece i contenuti un poco più strutturati e profondi o che richiedono maggiore impegno, Facebook ha un picco di presenze la sera.

Twitter è un posto dove produrre contenuti in continuazione. Interagire con quante più persone possibili, dal cliente al competitor, è il vero obiettivo del Social: cioè dire il nostro obiettivo. Non è semplice da capire, ma ha un altissimo potenziale. Il tweet deve essere se possibile ancora più breve dei 140 caratteri indicati per dare la facoltà a chi ci segue di citarci, retweetarci o semplicemente interagire magari con un suo brevissimo commento. Deve contenere link, meglio se al nostro sito. Deve contenere immagini, meglio se al nostro Fotolog. Deve contenere video, perché no: prodotti da noi?

Dopodiché i Social a cui affidare la propria esperienza professionale sono moltissimi. Io mi occupo di un servizio difficilmente cosabile (thanks to @olivati), quindi Pinterest lo uso ma per avere una vision delle mie idee personali, così come Instagram parla della mia vita privata (anzi: del mio cane e di cibo). Foursquare ce l’ho, ma  l’utilizzo è veramente limitato. Trovo applicabile invece l’idea di LinkedIn, dove si può creare una buona rete di professionisti di un certo livello che ti daranno un feedback di un certo tipo quando avranno usufruito dei tuoi servigi: “Ornella gestisce il patrimonio del dott. Vattelappesca dal 2000. Pur avendo attraversato momenti difficili, la sua presenza è sempre stata costante e ordinata” etc. Google+ onestamente non ho ancora capito perché continui ad esistere. Bisogna trovare il Social che meglio si adatta alle nostre personali esigenze lavorative.

Ultimo hint, più commerciale  che Social: ricordate che se volete che i clienti vi cerchino, valuteranno tutto il vostro profilo, non limitandosi probabilmente alle prime frasi che troveranno online. Circoscrivete in un primo momento i Social (magari separando anche i profili) al vostro lavoro, finché non sarete abili a rispondere anche agli attacchi privati. Si sa che migliorare non aiuta mai a raccogliere consensi!

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Informazioni su Ornella Pesenti

Find me on 500px @opesent! Smart thinker, I see the world through my camera lens
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Una risposta a Il Social Banker

  1. Claudio ha detto:

    Complimenti e grazie x le dritte!

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